La PA deve essere e sarà sempre più digitale. Non è una questione di "moda": le tecnologie, inserite all'interno di una complessiva riforma culturale e organizzativa delle amministrazioni, sono l'unica strada da percorrere per poter garantire non solo la sostenibilità, ma anche la qualità del servizio offerto.

Importanti novità sono state già varate o partiranno a breve, in un quadro di norme e regolamenti di cui si dovrebbero vedere gli effetti già nei prossimi mesi: pensiamo alle norme dedicate alla digitalizzazione dei sistemi documentari pubblici (protocollo informatico, sistemi di classificazione e fascicolazione elettronica, conservazione dei documenti), ai servizi basati su SPID o ai pagamenti elettronici. Senza dimenticare provvedimenti che investono specifici settori, tutti vitali per il Paese, come il Piano per la Salute digitale, quello per la Scuola digitale, il Processo civile telematico, o l'Innovation Public Procurement dopo la riforma degli appalti pubblici.

E le risorse? L'Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, censendo quelle messe a disposizione dalla Comunità europea dal 2014 al 2020, stima che si possa contare in totale su 11,5 mld di euro, pari a circa 1,65 mld euro l'anno per l'attuazione dell'Agenda Digitale. La domanda quindi non è se le risorse ci sono ma se le sapremo sfruttare al meglio. E uno dei presupposti perché questo accada è valorizzare la collaborazione tra PA e aziende fornitrici di tecnologie innovative.

In questo senso FORUM PA 2016 (Palazzo dei Congressi di Roma dal 24 al 26 maggio) sarà un'occasione unica di incontro e confronto tra operatori economici, governo centrale e amministrazioni.


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